Diversamente Grandi

DIVERSAMENTE GRANDI, Non è un modo gentile per dire “piccoli”, È un modo potente per affermare che ci sono altri modi per essere grandi.

di Andrea Mascherini

Qui sotto trovate il riassunto del mio discorso all’assemblea generale, per forza di cose è un po riadattato ad un testo scritto perché non si può tradurre esattamente un tono di voce, una pausa, un’espressione, spero ugualmente di riuscire a trasmettervi anche lo stato d’animo con cui ho condiviso il mio discorso ad una sala del nostro Auditorium piena e molto partecipata.

“Salve a tutti oggi sono di nuovo qui su questo palco del nostro Auditorium per cercare di fare insieme voi qualche spunto di riflessione. Abbiamo dedicato questa ultima parte della nostra assemblea generale ad “uno sguardo sul futuro” prima di entrare in argomento vorrei però fare una considerazione di carattere personale: sono passati 369 giorni dal 13 giugno dello scorso anno, data della scorsa assemblea generale, e se faccio una valutazione di questo tempo, mi sento di dire che dal punto di vista personale è stato un anno da “schifo”, lo so non è un bel modo di esordire un discorso istituzionale, ma voglio spiegare il senso di questa affermazione: ho perso delle persone tanto care e il dolore in questo caso si amplifica quando è condiviso con anche i tuoi familiari, è stato un anno terribile perché mi sono reso conto di aver avuto tantissime delusioni da parte di colleghi e colleghi nell’ambito del nostro lavoro. Qualcuno di voi potrebbe commentare “Abbiamo appena approvato un bilancio positivo, perché il Presidente ci deve annoiare raccontando i suoi stati d’animo?” Lo faccio perché nonostante siamo in una società che è sempre più egoista volenti o nolenti il nostro modo di agire il nostro modo di pensare è condizionato da quello che viviamo anche emotivamente ed è per questo che le mie riflessioni sul futuro sono condizionate anche da questo stato d’animo, è quello che fa ognuno di noi nella propria vita lavorativa e personale, le nostre motivazioni o riflessioni sul domani tengono conto di quello in cui crediamo, valori ed emozioni insieme, la descrizione di un futuro passa dalle cose in cui crediamo quelle per le quali vale la pena di lottare, le cose in cui crediamo nel nostro modo di agire e di pensare.

Per capirci meglio ho trovato un video di un film di oltre 25 anni fa Radiofreccia in cui uno dei protagonisti, Stefano Accorsi, racconta benissimo quello in cui “crede”: 

Riparto da qui, da questo concetto «.. Credo che prima di credere in qualcos’altro devi fare i conti con la realtà..» e allora mi sono ritrovato a pensare che spesso per descrivere la nostra cooperativa uso questo termine “siamo diversamente grandi”. “Diversamente Grandi” non è un modo gentile per dire “piccoli”.
È un modo potente per affermare che ci sono altri modi per essere grandi.
Grandi non nei numeri, ma nelle scelte, nelle idee, nella responsabilità, nella capacità di anticipare il cambiamento. Nella capacità essere Resilienti.

Oggi attraverso il Premio Ci-tengo abbiamo premiato 3 realtà che sono un esempio perfetto dell’essere Diversamente Grandi (Associazione UnicheUnite, Marco Fimognari di Re-Cig, la Dottoressa Bonifazi dell’Ail)

Diversamente Grandi sono ad esempio i nuovi fazzoletti della Coop che richiamano un tema tanto urgente della nostra società: L’educazione alle relazioni ha come principale obiettivo quello di rendere ogni persona consapevole di chi è, cosa desidera, come comportarsi al meglio con gli altri siano essi persone vicine, coetanei o partner. Nella maggioranza dei Paesi europei è materia scolastica obbligatoria, in Italia non sono state sufficienti 16 proposte di Legge in quasi 50 anni per renderla tale. Eppure, da questa educazione passa la prevenzione in grado di limitare se non impedire atti di odio, bullismo, finanche violenza di genere. 

Torniamo a fare i conti con la realtà, del mondo in cui viviamo. Come sapete ogni anno viene realizzato uno studio che calcola l’ammontare di tutte le risorse che la Terra è in grado di generare annualmente, e l’impronta ecologica dell’umanità, ossia la richiesta totale di risorse per l’intero anno. Quanto tempo ci vuole alla terra per consumare tutte le Risorse che produce?

Nel 1970 questa data era il 31 dicembre, cioè si consumava esattamente quello che si produceva, nel 2025 questa data è il 24 luglio (in Italia il 6 maggio) dopo questa data andiamo in prestito da quello che abbiamo messo in riserva nel resto degli anni del nostro pianeta, ma quando finiranno le riserve?

Entro i prossimi trent’anni, la popolazione mondiale toccherà i 10 miliardi di individui e la domanda di prodotti agricoli raddoppierà, nel frattempo, i suoli coltivabili sono già sovrasfruttati e si inaridiscono a causa del riscaldamento globale in Italia come nel resto del mondo. Quindi abbiamo più persone da sfamare e meno cibo, poi abbiamo però un altro paradosso: Nel 2024 si stima in 132 miliardi di euro il valore del cibo sprecato lungo la filiera agroalimentare in Europa, pari a 59 milioni di tonnellate di cibo. Lo spreco di filiera del cibo in Italia costa complessivamente 14 miliardi di euro, pari a un peso di 4,5milioni di tonnellate di cibo gettato, dai campi dove viene prodotto alle nostre tavole (e pattumiere), passando per le fasi di distribuzione e commercializzazione. 

Il costo del solo spreco alimentare domestico è di 8,2 miliardi di euro. Dunque, stando ai dati, il 58,55% del costo dello spreco di filiera si genera nelle nostre case, il 28,5% nelle fasi di commercializzazione del cibo.

In Coop Reno sono 2 milioni di euro ogni anno. Grazie però alla rete di solidarietà sul territorio siamo riusciti a donare 950.000 euro alle onlus, Diversamente Grandi significa anche essere vicini a piccole realtà diffuse sul territorio.

Siamo una realtà che distribuisce cibo, il tema quindi di come viene prodotto il cibo e come viene mantenuto è un tema di cui dobbiamo fare conto per il nostro futuro.

L’industria agroalimentare 4.0 investe in tecniche per coltivare in modo più attento e senza sprechi di acqua e suolo, si fanno avanti nuove tecnologie, come le stampanti alimentari che lavorano sulle molecole del cibo, avrete visto anche voi ad esempio come molti prodotti che vediamo sui nostri scaffali raccontano di proteine inserite in prodotti che prima non ne erano ricchi, questo uno dei tanti esempi di come anche il cibo offerta dall’industria sta cambiando le nostre abitudini alimentari, provando di spostare dal consumo di carne ricco di proteine.

Per qualcuno il mare e gli oceani sono la Cambusa dell’umanità. Le specie marine, animali e vegetali, offrono sostanze nutritive che non hanno pari sulla terraferma punto lo spagnolo Angel Lèon, conosciuto come lo chef del mare, è molto più di un cuoco. Il suo ristorante da tre stelle Michelen, Aponiente, a El porto de Santa Maria, in Andalusia, a due passi dalla foce del fiume Guadalete, è un laboratorio dove si sperimenta il cibo del futuro: cereali sottomarini, zuccheri estratti dalle alghe, proteine sostenibili perché provenienti da creature marine finora considerate di scarto. “Usiamo alghe che sanno di aglio e le verdure che cuciniamo sono irrigate con acqua di mare. Dall’apertura ad oggi abbiamo intrapreso più di 30 progetti di ricerca e introdotto oltre 40 nuovi ingredienti di origine Marina, più diverse tecniche culinarie, con l’obiettivo di ampliare la gamma degli alimenti e virgola al tempo stesso, ridurre la pressione sugli stock ittici e contribuire a ripristinare l’ecosistema Marino”- dice lo chef Leon.

In un contesto di veloce cambiamento essere DIVERSAMENTE GRANDI può aiutare ad essere più flessibili e sperimentare il cambiamento stesso, un esempio viene dalla Francia dove Le Caves des Roches, le caverne di tufo sotto la valle della Loira, che durante l’occupazione nazista nascondevano i partigiani francesi e oggi sono diventate una nursery sotterranea di funghi (Lechampignon de Paris). 

Così, cinquanta metri sottoterra e a 12 gradi costanti di temperatura, ecco proliferare queste architetture commestibili considerate dalla World Health Organization sia cibo sia medicinali, coltivate con materie prime di riuso: paglia e letame per generare le muffe, torba e tufo per mantenere l’umidità naturale della cava. In uno scenario estrattivo che, in piena logica da economia circolare, si è trasformato da luogo abbandonato in stazione produttiva a consumo di suolo “zero”

Un altro esempio viene dallo spazio, come direte voi dallo spazio?Questo video ce lo spiega

Ci dobbiamo rendere tutti conto che il nostro mondo sta cambiando velocemente, che se vogliamo usare una metafora, non ci troviamo di fronte ad una “tempesta” ma ad un vero cambio climatico.

Di fronte a tutti questi cambiamenti che cosa possiamo fare? Uso questa immagine come suggerimento, è l’immagine di un divano in cui evidentemente c’è un problema,

di sicuro le misure sono sbagliate rispetto alla stanza, ma il problema vero è che di fronte a questo problema la maggior parte delle persone non alza la mano per dire, “ho sbagliato io a dare le misure errate al mobilificio”, è molto più facile sentir dire “ è colpa del mobilificio che mi ha mandato il divano sbagliato, non hanno letto bene le misure che gli ho mandato forse era difettoso il metro che ho utilizzato fino arrivare a un paradosso che dice le misure che gli ho dato erano giuste ma è il colore che non c’entra niente con la stanza. Questa fotografia la vorrei mandare da attaccare in tutti i nostri uffici di sede e di negozio, ma potete tranquillamente utilizzarla per ciascuno dei posti di lavoro in cui oggi lavoriamo o forse anche in ciascuna delle nostre case. Credo infatti che sia utile guardare questa immagine per ricordare a tutti che non è sempre colpa degli altri quando c’è un problema, invece ci siamo abituati che qualunque cosa succede non è mai una propria responsabilità ma si cerca unicamente un colpevole che non siamo noi. Ci sono persone che vivono così: ogni cosa che gli succede è sempre colpa di qualcuno altro, persino non pagare una tassa o un tagliando è colpa di qualcuno che non me l’ha ricordato. Troppo facile fare sempre lo scarica barile. Se viviamo in una società che ha più problemi che soluzioni è anche per colpa di queste persone, che stanno modificando la cultura del nostro paese, quella della de-responsabilizzazione.

Credo che essere diversamente grandi vuol dire anche avere una buona dose di umiltà. Umiltà non è una brutta parola, umiltà significa mettersi sempre in discussione, avere consapevolezza dei propri limiti, umiltà vuol dire anche avere rispetto di quello che fanno gli altri, umiltà vuol dire avere il coraggio di esprimersi in modo palese quando non si è d’accordo, e non rifugiarsi nel “vittimismo”.

Umiltà significa anche non avere paura di chiedere spiegazioni quando non si capiscono le cose, e non giudicare senza conoscere, molto più semplice alimentare il mal di pancia alla macchina del caffè, così non hai contradditorio e la tua opinione è sempre quella che ha ragione. 

Questa nostra società, soprattutto dopo il covid è peggiorata anche sotto questo punto di vista, i “fenomeni” della pausa caffè sono gli stessi che dietro una tastiera sui social media hanno sempre da polemizzare su tutto e su tutti, senza avere quasi mai conoscenza piena degli argomenti di cui si polemizza , perché anche quello è uno strumento senza contradditorio.

Uno dei film di maggior successo dello scorso anno, raccontava come una delle conseguenze dell’approccio qualunquista nel dare sempre la colpa di quello che ci succede a qualcun altro, è il linguaggio che spesso accompagna queste lamentele, un linguaggio che tiene sempre meno conto della sensibilità degli altri «Le parole a volte sono come vasi che cadono dai balconi, Se sei fortunato li schivi e vai avanti sulla tua strada, ma se invece sei un po’ più lento, ti centrano in pieno» 

Continuare ad abituarsi a far finta di niente rispetto a comportamenti sbagliati è uno dei motivi per cui la nostra società sta peggiorando, accettare passivi questo comportamento significa anche esser complici di questo modo di fare.

Torno a sovrapporre gli aspetti personali a quelli lavorativi perché come detto in premessa, mi aiuta anche a condividere con voi un punto di vista, e riprendo quel calcolo del quanto tempo ci mette le terra a consumare le energie che produce in un anno, ogni tanto mi fermo a pensare a quante energie devo sprecare nel mio ruolo da Presidente nel gestire le cattive abitudini delle persone che non si prendono mai la responsabilità di ammettere palesemente anche quando sbagliano, se lo trasformo in una data nella quale rispetto al ruolo che svolgo, mi faccio la domanda “ma chi me lo ha fatto fare”, ecco posso dire che ogni anno quella data si anticipa, nel 2025 credevo erroneamente (poi spiegherò più avanti perché erroneamente) che fosse il 24 febbraio, in quella data mi sono ritrovato per l’ennesima volta ad affrontare quello che tutti gli studiosi definiscono il mal di lavoro di questi tempi, l’ennesima dimissione volontaria dal proprio posto di lavoro.

In questi mesi anche nella nostra cooperativa come avviene un po in tutte le aziende ci sono state persone che hanno fatto la scelta di andare a lavorare da un’altra parte, ogni scelta personale è ovviamente sempre rispettabile, poi ci sono le ragioni di fondo che portano a quelle scelte che si possono giudicare.

Ogni dimissione è diversa da persona a persona, ci sono quelli che pretendono più soldi senza un perché oggettivo, ci sono quelli che fare 40 km in macchina in pianura per andare al lavoro è peggio che andare in miniera e chissenefrega se c’è chi ne fa 100 km da 20 anni, quelli che motivano la propria scelta perché ci tengono alla propria famiglia e non capisci da quale piedistallo si sentono in diritto di giudicare che tu ci tieni meno, altrimenti faresti al stessa scelta.

Eppure nonostante ci sarebbe da ridire a molte di queste motivazioni il senso di dovere che mi hanno insegnato sin da piccolo, di fronte a ciascuna di queste dimissioni, che siano di colleghi o anche solo di volontario, mi hanno suscitato un sentimento di “fallimento”. Parola forte, parola impegnativa, ma credo che con grande Umiltà chi svolge un ruolo di responsabilità come il mio, deve fare anche autocritica

Sulla parola e il significato di fallimento ci sarebbe tanto da dire, ho trovato nelle parole di J. K Rowling, l’autrice dei libri di Harry Potter nel suo discorso ai neo laureati di Harward, un senso profondo di questa parola, vi cito un pezzo del suo discorso. (Traduzione e sottotitoli a cura di Valerio Fidenzi e Mirko D’Alessio (Okrim) www.portkey.it

Riascoltare queste parole sul fallimento mi ha dato coraggio, ma soprattutto mi ha ricordato che il buon Dio ci ha dato 1 Bocca e 2 Orecchie: ho dedicato molto del mio tempo di questi mesi ad ascoltare le persone coinvolte in molti dei nostri problemi e non solo ho trovato spunti di riflessione, ma anche affetto, stima, consapevolezza che al bisogno molte di queste persone che ci tengono alla cooperativa ci sono sempre, e cercano di risolvere ogni problema o sfida che affrontiamo non “scappando” dalle proprie responsabilità.

Ecco perché credevo erroneamente che quella data del 24 febbraio fosse il simbolo di un malessere talmente grande da non trovare una via d’uscita, ho scoperto invece che la cosa in cui più credo sono gli essere umani, quelli che nella bellissima canzone di Marco Mengoni, hanno il coraggio di essere umani. 

Alle persone di Coop Reno che non hanno paura di ammettere i propri errori,

 A quelle che ci mettono l’anima in tutto quello che fanno avendo il rispetto di quello che fanno gli altri.

A quelle che sono coerenti con quello che dicono ogni giorno e non solo quando fa comodo

A quelle che hanno il coraggio di Essere Umani, grazie di cuore e come sempre e più di sempre Avanti Tutta!